Non cedere alla rassegnazione, scegliere la giustizia e la responsabilità: il grido del Papa ad Acerra risuona nella Terra dei Fuochi, ferita e piena di dolore. Ma anche capace di rialzarsi, di scegliere la via del riscatto. Per la prima volta un Pontefice visita questa regione piagata dai danni ambientali che hanno provocato molti morti. Leone raccoglie il sogno di Francesco, che "avrebbe desiderato venire qui". Visita prevista nel maggio 2020, cancellata a causa del Covid. Sei anni dopo, Papa Prevost arriva ad Acerra per incontrare anche e soprattutto i familiari delle vittime dell'inquinamento. "Sono qui per raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care" a causa di tumori provocati dal "veleno" dei rifiuti. E sono proprio queste lacrime, versate nell'incontro in Duomo, uno dei momenti più commoventi della mattina. Il Papa pronuncia un discorso forte, che suona come un monito contro i criminali e un appello alla conversione. "Il grido della creazione e dei poveri tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l'ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione!", ammonisce il Papa.
I fedeli lo ascoltano, alcune mamme asciugano le lacrime che segnano il loro volto. Lacrime di dolore per la perdita di un figlio, un fratello, un marito. Sono i morti "uccisi dall'inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente", dice Prevost, che fa sua la sofferenza per la "devastazione che ha compromesso un meraviglioso ecosistema". Di fronte a questa realtà, il Papa individua due strade: "l'indifferenza o la responsabilità" e plaude al fatto che la popolazione abbia scelto la seconda via.
"Avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia". "La morte sembra essere dappertutto - chiosa - l'ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l'indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito". Ma c'è la speranza. E il Papa la invoca. "Signore Dio, tu sai che possiamo rialzarci". Poi l'invito a quelle famiglie "che la morte ha colpito" a "lasciare morire il risentimento". In Cattedrale il Pontefice saluta uno ad uno i familiari delle vittime. Ascolta le loro storie, ha una parola per ciascuno.
"Il Papa ci invita a non abbassare la guardia e di continuare a denunciare alle istituzioni", dice Marzia Caccioppoli, fondatrice dell'Associazione "Noi genitori di tutti". "A Leone ho consegnato una lettera con un appello accorato a non lasciarci soli". Dopo l'incontro in Duomo, il Papa attraversa il cuore della città a bordo della papamobile e arriva in piazza Calipari per l'abbraccio alla cittadinanza. In prima fila ci sono anche i 90 sindaci della Terra dei Fuochi, "un'espressione che non fa giustizia al bene che c'è e che resiste, ma che ha certamente facilitato una presa di coscienza diffusa della gravità del malaffare e dell'indifferenza che ha lasciato spazio ai crimini", dice.
"Questa terra ha pagato un tributo alto, ha sepolto tanti suoi figli, ha assistito alla sofferenza di bambini e innocenti". Un discorso forte arriva anche dal vescovo di Acerra, monsignor Antonio Di Donna, che suona come un monito verso chi commette reati contro l'ambiente. "Convertitevi, cambiate strada. Mai più Terra dei Fuochi".