A Crotone c'è un'impresa sociale che restituisce alla comunità luoghi e persone. È il Consorzio Jobel, nato nel 2006 dall'iniziativa di un gruppo di cooperative sociali della provincia. Oggi è una realtà culturale e creativa che lavora all'incrocio tra inclusione sociale, valorizzazione dei beni culturali e sviluppo locale. "Attraverso la cultura diamo lavoro a soggetti svantaggiati", racconta il presidente Salvatore Santo Vazzano. È questa la traiettoria che ha trasformato un'esperienza nata nel welfare tradizionale - assistenza, disabilità, educazione, sanità - in un modello capace di tenere insieme musei, turismo scolastico, formazione, carcere, giovani e comunità. La svolta arriva nel 2011, quando Jobel decide di investire sul Parco e Museo di Pitagora, realizzato pochi anni prima e subito vandalizzato. Un luogo abbandonato, nel cuore di Crotone, diventa così il laboratorio di una nuova idea di impresa sociale: non solo custodire un bene, ma farlo vivere. Oggi il Museo e i Giardini di Pitagora, un parco di 16 ettari dedicato al filosofo di Samo, ospitano installazioni, mostre, rassegne musicali, teatro. Vazzano lo definisce "l'unico museo al mondo dedicato a Pitagora", ma per molti è un'occasione di rinascita.
Il consorzio gestisce anche il Museo e Teatro del Parco archeologico nazionale di Capo Colonna e ha contribuito alla riapertura di siti rimasti chiusi per anni, come l'area archeologica urbana ribattezzata Crotone sotterranea. "Siamo diventati maestri nella riapertura dei siti culturali", dice Vazzano.
Dietro questa capacità gestionale c'è soprattutto un'idea di lavoro come emancipazione. Giovanni, ex detenuto, oggi è custode del museo. Un giovane egiziano copto, arrivato in Italia dopo il deserto, la Libia e il mare, è diventato una figura centrale dell'organizzazione. Ragazzi con fragilità psichiche, giovani in servizio civile, detenuti in percorsi di reinserimento trovano qui formazione e una mano tesa, pronta a dar loro fiducia. Jobel impiega circa 30 persone tra tempo pieno e determinato, più guide, consulenti, volontari e ragazzi in formazione. L'età media è bassa, molti hanno meno di 35 anni. "Da noi i giovani possono permettersi di sbagliare", dice Vazzano.