La Spagna è "tenuta in ostaggio da una mafia corrotta". Non usa mezzi termini il leader della destra iberica di Vox, Santiago Abascal, per rivolgere un doppio attacco: al premier Pedro Sanchez, circondato da persone finite nei guai con la giustizia, a partire dal sua moglie Begona e passando per suo fratello oltre che i capi del Psoe; e all'ex premier Josè Zapatero accusato di aver incassato una tangente da due milioni di euro per il piano di salvataggio della compagnia aerea Plus Ultra, con le nuove accuse di essere "la garanzia" per il petrolio greggio venezuelano in Cina.
Per le strade sfilano più di centomila persone, che chiedono di votare e che per l'occasione issano uno striscione con su scritto: "Sbarazzarsi di Sánchez è anche una priorità nazionale". Giusto per ricordare a chi non ha vinto le elezioni, ma governa grazie ad un complicato sistema elettorale di alleanze e grazie al sostegno ottenuto dal separatista Carles Puidgemont in cambio dell'amnistia, che le piazze sono di nuovo uno spazio di competizione politica.
Un sabato di grande mobilitazione, dunque, dove il protagonista non è solo il no contro l'attuale governo di coalizione, ma anche un possibile nuovo campo politico destra, in cui i popolari del Pp hanno bisogno di Vox per ottenere la maggioranza. Per questa ragione era presente anche una delegazione del Partito Popolare guidata dalla senatrice Alicia García di Ávila, la quale ha dichiarato che il popolo spagnolo non intende più svegliarsi ogni giorno con un "nuovo scandalo di corruzione", con il Primo Ministro "al centro di tutti i sospetti".
Ben 150 le associazioni civili che hanno animato Plaza de Colón a Madrid, da dove il corteo si è mosso per raggiungere due ore dopo Arco de la Victoria. Un ingente schieramento di forze dell'ordine ha impedito ai manifestanti di avanzare ulteriormente verso il vicino Palazzo di Moncloa, residenza ufficiale del Primo Ministro.
Abascal ha prestato volto e concetti alla marcia organizzata dalla Società Civile per chiedere le dimissioni di Sanchez. Ha inoltre parlato di un "rischio di fuga" da parte dell'ex presidente. Per questa ragione chiede che Zapatero venga arrestato e che i magistrati ascoltino l'intero governo in merito al piano di salvataggio della compagnia aerea. Ma il malumore contro il nuovo scandalo serpeggia anche tra gli stessi alti papaveri socialisti, stanchi di perdere le elezioni regionali con il batacazo di domenica scorsa in Andalusia, (crollo, ndr) secondo cui è proprio una "bomba atomica" ad incombere sul destino di Sánchez e Zapatero: è come se la vecchia guardia del partito volesse sganciarsi da due esponenti diventati all'improvviso impresentabili.
Secondo i magistrati, Zapatero voleva creare una lobby commerciale negli Emirati, mentre si sta accendendo un fascio di interesse sulle rotte della compagnia aerea Plus Ultra, pare molto affollata di valigie diplomatiche in quel periodo, in modo particolare verso il Venezuela.
Dunque l'inchiesta contro Zapatero si ingrossa: secondo il giornalista investigativo Alejandro Entrambasaguas l'ex presidente incontrò un banchiere chavista di nome Francisco Flores in un appartamento a Caracas che il governo di Nicolás Maduro aveva messo a disposizione dell'ex presidente ogni volta che si recava in quel paese. Poco dopo Flores venne trovato morto. Ma c'è anche un'altra questione che fa imbufalire gli elettori spagnoli: i contribuenti hanno speso due milioni di euro per mantenere l'ufficio di Zapatero, gestito dalla Presidenza del Consiglio e destinato esclusivamente alle sue attività di ex presidente, nonostante sia accusato di aver guidato un'organizzazione criminale internazionale. Sánchez ha esteso questo privilegio e gli ha persino rinnovato il passaporto diplomatico.