Tensione alle stelle tra Cina e Giappone sul fronte delle materie prime. Pechino ha interrotto da diversi mesi le esportazioni verso Tokyo di alcune Terre Rare pesanti e di altri materiali critici utilizzati nei settori dell’elettronica, dell’aerospazio, della difesa e della produzione di semiconduttori. La mossa del Dragone fa seguito a un lungo deterioramento delle relazioni diplomatiche tra i due Paesi e che riporta alla memoria quanto accaduto nel 2010, quando la Cina limitò le forniture di terre rare al Giappone durante una disputa territoriale nel Mar Cinese Orientale. Ancora una volta, il controllo quasi assoluto esercitato da Pechino su queste risorse si trasforma in uno strumento di pressione geopolitica.
Cosa succede tra Cina e Giappone
Secondo quanto riportato da Reuters, le esportazioni cinesi verso il Giappone di elementi come disprosio, terbio e ossido di ittrio risultano praticamente ferme da dicembre, con la sola eccezione di alcune spedizioni marginali di ittrio. Anche il gallio, metallo fondamentale per la produzione di chip avanzati, sarebbe coinvolto nelle restrizioni.
Il motivo? Il blocco sarebbe coinciso con l’inasprimento delle tensioni diplomatiche tra i due governi legate alla questione di Taiwan, tema particolarmente sensibile per Pechino. Nelle ultime settimane la Cina ha inoltre rafforzato i controlli sulle esportazioni, colpendo diverse aziende giapponesi attive nei comparti della cantieristica, dell’aeronautica e dei motori industriali.
Il ministro giapponese del Commercio, Ryosei Akazawa, è atteso in Cina per una serie di incontri che potrebbero rappresentare un primo tentativo di allentare la crisi. Intanto Tokyo sta facendo ricorso alle proprie scorte per contenere l’impatto sulle imprese nazionali.
Terre Rare e minerali critici
Certo, alcuni gruppi industriali giapponesi appaiono meglio preparati rispetto al passato grazie alle misure adottate dopo l’ultima crisi, ma Tokyo teme comunque che una carenza prolungata di questi materiali possa creare importanti problemi.
Più in generale, il problema riguarda la dipendenza globale dalla filiera cinese delle terre rare pesanti. La Cina mantiene infatti una posizione dominante sia nell’estrazione sia nella raffinazione di questi materiali, rendendo estremamente difficile una sostituzione nel breve periodo.
Sul fronte opposto, negli ultimi anni il Giappone ha investito in progetti alternativi in Australia e in Europa, sostenendo in particolare il produttore australiano Lynas Rare Earths, diventato il primo operatore commerciale al di fuori della Cina capace di separare elementi come disprosio e terbio. Nonostante ciò, i volumi restano ancora insufficienti per compensare eventuali blocchi prolungati delle forniture cinesi.
La competizione per il controllo delle materie prime essenziali sta diventando uno dei principali terreni di confronto tra le grandi potenze. La nuova crisi tra Cina e Giappone rappresenta insomma molto più di una disputa bilaterale: è un potenziale anticipo delle tensioni che rischiano di infiammare anche altre regioni.