Parafrasando Elly Schlein che a sua volta parafrasava la studiosa femminista Lisa Levenstein, possiamo dire con assoluta certezza che "non li hanno visti fallire".
La sinistra mondiale stava crollando fragorosamente e loro, quelli che frequentano il bel mondo e si spacciano per internazionali, non avevano capito niente, troppo impegnati a discettare sul ciuffo di Trump. Non hanno visto la rovinosa caduta di Pedro Sánchez, primo ministro socialista spagnolo, ora inseguito in piazza con i forconi dai suoi concittadini, ma dalle nostre parti ancora coccolato come un'icona anti Trump e anti Israele. Così come si erano perdutamente innamorati di Zapatero, ora inseguito dalla polizia. Loro volevano importare il suo socialismo in Italia, lui intanto esportava i suoi soldi a Dubai, una sorta di esproprio non esattamente proletario. Ma sono solo dettagli. Si erano invaghiti anche di Emmanuel Macron, giovane, bello, abbastanza progressista da essere talmente scollato dal mondo reale da far sembrare la Maria Antonietta delle brioche un'assistente sociale. Non si sa di preciso cosa abbia combinato nei suoi due mandati l'enfant prodige, l'unico vero
successo registrato (chapeau) è aver fatto decollare la destra francese. Sono riusciti persino a prendere una sbandata fuggitiva per Keir Starmer, algido primo ministro d'Inghilterra e becchino della secolare tradizione laburista. Anche lui prossimo al licenziamento da parte degli elettori. Unico vero comun denominatore delle sinistre internazionali. Ma loro, nel frattempo, erano troppo intenti a diagnosticare la pazzia di Donald Trump. Uno che, al netto di bizzarrie ed esuberanze, i voti sa come prenderli e capisce ancora, nel bene e nel male, cosa si muove nella pancia del suo Paese. Roba da pazzi, eh...