Seconde generazioni, più doveri per le famiglie

Scritto il 24/05/2026
da Annalisa Imparato

L' Italia e gli italiani devono fare i conti con un aspetto rilevante, l'Italia è oramai da alcuni decenni territorio d'approdo e non più solo di transito per decine di migliaia di cittadini di stati terzi. Quello che è successo ad altri Stati europei già a partire dagli ultimi 30 o 40 anni, in Italia si sta verificando negli ultimi 7 o 8 anni.

Cosa sta accadendo? Le seconde generazioni sono semplicemente diventate adolescenti e il contatto o meglio l'impatto con la società, in talune circostanze, sta mostrando tutti i limiti. Le seconde generazioni che risiedono in Italia stanno facendo registrare, in numerosi casi, ipotesi delittuose numericamente molto superiori rispetto alle prime generazioni, quest'ultime ai tempi impegnate e preoccupate di lavorare per vivere.

Le seconde generazioni sono chiaramente italiani a tutti gli effetti, godendo pertanto di diritti civili e politici. Tuttavia in molti si stanno soffermando su un'analisi più attenta che porta tuttavia a esiti diversi. La differenza tra due concetti, quello di nazionalità e quello di cittadinanza. La cittadinanza riconosce un legame legale, sociale e culturale con lo Stato italiano, una connotazione giuridico-politica, la nazionalità è invece culturale ed identitaria.

Pertanto, quest'ultima, non è necessariamente legata a uno Stato specifico e può coincidere o meno con la cittadinanza. Il problema è che quasi sempre si sottovaluta questo aspetto. Oramai, spesso, ci si trova dinnanzi a cittadini sulla carta italiani, ma che in realtà non si sentono tali, avvertendo, maggiormente, per motivi svariati, più forte il legame alla terra familiare d'origine. Questo implica che questi giovani non riconoscendo l'autorità dello Stato in cui vivono, nelle sue articolazioni, nelle Forze di Polizia, nella Magistratura, nella non condivisione del modo di vivere della popolazione, nell'emancipazione femminile, si oppongano in maniera totale e violenta. Tuttavia, con l'aumentare dei numeri delle seconde generazioni, prevedibilmente, il livello di scontro sarà verosimilmente sempre più aspro.

In tutto questo quadro è normale che le famiglie d'origine debbano essere giustamente responsabilizzate, perché l'ottenimento della cittadinanza ha una serie di benefici enormi e di consequenziali obblighi derivanti. Diritti alle cure, accesso pensionistico, sussidi per disoccupazione, altri benefici sociali garantiti dallo Stato, questi sono soltanto alcuni dei servizi scaturenti dalla cittadinanza, e, proprio come avviene in tutti gli Stati evoluti e democratici del mondo, colui il quale riesce a ottenere la cittadinanza è consapevole di aprire un importante varco generazionale. In una società in evoluzione, diventa accettabile prendere in considerazione anche parametri legati al contesto familiare ed educativo. Come dimostrano casi gravi di cronaca giudiziaria, come l'omicidio della giovane Saman, in determinati contesti culturali certi comportamenti non solo vengono tollerati, ma addirittura condivisi. Per contrastare queste dinamiche, è necessario introdurre obblighi concreti che spingano i membri della famiglia a denunciare le condotte illegali. Solo di fronte a una reale perdita di benefici è possibile stimolare un autentico senso di responsabilità e promuovere comportamenti corretti.