Le elezioni amministrative che si terranno a Venezia oggi e domani in cui la componente di candidati provenienti dal Bangladesh (sono ben 7) è senza dubbio elevata, non rappresenta un caso ma l'inizio di un percorso programmato fin nei minimi dettagli. Questa tornata elettorale fornisce l'esempio di quale potrebbe essere lo scenario anche nelle grandi città il prossimo anno in cui è presente un bacino di voti islamici ancora più ampio.
I volti inseriti nelle liste del Pd hanno condotto una campagna elettorale estremamente identitaria in cui il target da intercettare era preciso: i connazionali che, in assenza di figure che sentivano vicine a loro, con tutta probabilità non si sarebbero recati alle urne. E hanno portato avanti tutto ciò con volantini in cui si chiedeva di votarli "in nome di Allah", attraverso vere e proprie istruzioni di voto alla comunità locale, passando per appelli in lingua straniera e proposte di migliorie alla città come il cimitero islamico. Ma quello di Venezia non è un caso isolato: ciò è avvenuto anche a Lecco, Agrigento, Legnano.
Da nord a sud sono numerosi i candidati islamici nelle liste della sinistra per la tornata elettorale. Una presenza radicata, estesa, che testimonia come la sinistra voglia attrarre il voto islamico senza però fornire spiegazioni sulla strada intrapresa. E così, tra promesse per la costruzione di nuove moschee, chiusure delle scuole per il Ramadan, l'agenda musulmana si fa largo nelle istituzioni. A Venezia in consiglio comunale sono candidati Kamrul Syed e Rhitu Miah mentre nella Municipalità di Mestre Carpenedo Ali Afay, a Marghera Sumiya Begum e Abdul Mhade, nella Municipalità di Chirignago Zelarino Tanjima Akter Nisha, in quella di Favaro Veneto Ali Hossain.
A Lecco sono presenti vari candidati islamici tra cui Hicham Bouraghba nelle liste di Alleanza Verdi e Sinistra, di professione imprenditore è l'animatore del centro islamico "La Città". Sempre in Lombardia a Legnano il Partito Democratico ha candidato al consiglio comunale due esponenti musulmani della comunità magrebina, Sana El Gosairi e Zakaria Rouimi. In Sicilia, invece, ad Agrigento sono due i candidati islamici nella lista civica Agrigento Amore mio, l'imprenditore marocchino Adnane Khezar e l'italiana convertita Carmela Lombardi che si è presentata con un manifesto elettorale scritto in italiano e arabo che recita: "Dio è uno solo: Allah per il musulmano, Dio per il cristiano ma sempre lo stesso unico creatore" con tanto di fotografia in hijab (il tradizionale velo islamico). Se eletti, questi candidati andranno a irrobustire la presenza dei musulmani nelle istituzioni grazie alla sinistra come a Torino dove in consiglio comunale siede Abdullahi Ahmed Abdullahi o a Genova con Si Mohamed Kaabour, oltre a vari consiglieri in Emilia Romagna. Intanto i politici musulmani non hanno perso tempo e si sono organizzati in una crete chiamata "Idem Network" che raccoglie consiglieri e candidati soprattutto di seconde generazione con l'obiettivo di portare avanti un'agenda comune. Eppure c'è chi tenta di ridurre questa narrazione al concetto di islamofobia (usato proprio dall'islam politico per difendersi non svelando il proprio disegno di conquista dell'Occidente) ma basta vedere cosa è accaduto nel Regno Unito. Oltre Manica il primo vero salto avviene nel 1994 quando nasce il Muslim Council of Britain creato per rappresentare politicamente i musulmani britannici davanti al governo. Poi nel 1997, con l'elezione di Mohammad Sarwar, primo deputato musulmano britannico. E nel 2004 quando nasce Respect Party di George Galloway, il primo movimento che mobilita apertamente il voto musulmano britannico che quindi smette di essere solo "comunitario" e diventa una leva politica organizzata, tanto che dagli esperti viene descritto come il primo caso europeo di solida alleanza elettorale tra sinistra radicale e attivismo musulmano organizzato.