In Italia le salme dei sub. La verità dalle autopsie

Scritto il 24/05/2026
da Stefano Vladovich

Domani in Procura a Roma attrezzature e GoPro. Team troppo esperto per dotazioni così inadeguate

Tragedia alle Maldive. Rientrate ieri a Malpensa le salme dei cinque sub italiani morti. Domani la Procura di Roma acquisirà le attrezzature sequestrate dal governo locale, comprese le GoPro della professoressa Monica Montefalcone e degli assistenti, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri. Serviranno a ricostruire quanto accaduto nelle grotte Dhekunu Kandu, note anche come Thinwana Kandu, sotto all'atollo Vaavu dell'isola di Alimathà. Le autopsie, disposte per la prossima settimana all'Istituto di Medicina Legale di Pavia, potranno chiarire le cause dei decessi.

Delegato dai pm capitolini è il sostituto procuratore di Busto Arsizio Nadia Alessandra Calcaterra, che ha già conferito l'incarico per l'esame autoptico di Gianluca Benedetti, l'istruttore capobarca, al professor Luca Tajana. Il recupero dei corpi e la ricognizione in grotta del team finlandese di Dan Europe ha spiegato la dinamica della missione maledetta. La prof, la figlia Giorgia Sommacal, la dottoressa Oddenino e il ricercatore Gualtieri si sarebbero persi, incastrati in un tunnel cieco privo di luce naturale, parallelo alla seconda camera del "canale". Non trovando la via di uscita a causa del fondale che crea false prospettive, avrebbero consumato tutta l'aria nelle bombole. Questo è il punto chiave dell'intera, drammatica, vicenda. I sub, tutti professionisti, non avevano una dotazione adeguata per spingersi in grotta a meno 63 metri, dove sono stati trovati quattro dei cinque corpi. Possibile un errore del genere per un team che aveva migliaia di immersioni alle spalle? Le bombole sequestrate, riempite con una miscela di ossigeno/azoto, senza elio, sarebbero di 12 litri ognuna. Il legale del tour operator che ha venduto la crociera sulla Duke of York, Orietta Stella, sostiene che "con quelle bombole e il resto dell'attrezzatura ci si può immergere al massimo dieci minuti, non un'ora. E senza superare i meno trenta metri". Ammesso che ognuno indossasse due bombole, avrebbero avuto a disposizione un totale di venti minuti di immersione. Per scendere a 47 metri, ingresso della grotta, un sub impiega cinque minuti, un minuto ogni dieci metri. Un professionista, secondo gli esperti, potrebbe impiegarci la metà, due minuti e mezzo/tre. L'aria a disposizione per esplorare una grotta buia e insidiosa, come la definiscono Sami Paakkarlnen, Jenni Westerlund e Patrik Grönqvist, lunga 150 metri, piena di anfratti e restringimenti, sarebbe stata di cinque minuti al massimo. Pochi. Vanno poi considerati i tempi per la decompressione che per 20 minuti di immersione a quota meno 63 sono di almeno 45/90 minuti. I conti, insomma, non tornano se si deve credere a quanto raccontato dagli altri passeggeri imbarcati sulla safari boat che il giorno stesso della tragedia riferiscono alle autorità maldiviane: "L'immersione doveva durare meno di un'ora. Si sono tuffati alle 11 e quando intorno alle 12 non li abbiamo visti riemergere abbiamo dato l'allarme".

C'è poi il giallo dell'istruttore. Benedetti viene trovato all'ingresso della grotta, a meno 47 metri, limite consentito dalle autorizzazioni. Se fosse entrato con gli altri quattro sarebbe rimasto anche lui incastrato nel tunnel cieco. Si è ammutinato dalla folle idea di esplorare l'antro pericoloso con una riserva d'aria insufficiente? Li ha aspettati, rinunciando a risalire solo in superficie e perdendo anche lui la vita?