La procura di Pavia, nelle sue indagini, ha voluto approfondire tutti gli aspetti che erano già stati analizzati nelle indagini precedenti per capire se potessero esserci possibilità per nuove verità. Qualche margine, evidentemente, c’era, perché i consulenti del dottor Fabio Napoleone hanno individuato nuovi elementi di interesse. A dare spunti importanti c’è soprattutto la consulenza della dottoressa Cristina Cattaneo, antropologa forense riconosciuta a livello internazionale, che ha riscritto in parte la cinematica dell’omicidio. La dottoressa ha individuato 12 colpi sul corpo della vittima, tutti sferrati quando era ancora viva e nei primi momenti, ha sottolineato, era molto probabilmente “nelle piene capacità di reagire” e avrebbe provato una “difesa passiva”.
Per quanto i primi colpi potrebbero aver inficiato le sue capacità, avendo quindi dei residui per difendersi. “È molto probabile che Chiara avesse uno stato di coscienza conservato (vigilanza integra); possibilità di reazioni protettive e/o di allontanamento dal pericolo; possibilità di compiere azioni finalizzate (es. chiedere aiuto, spostarsi, mettersi al riparo), pur in presenza di dolore e stress acuto”, scrive Cattaneo nella sua relazione. Ed è così che sarebbe rimasto sotto le unghie della vittima il Dna. Questo contraddice parzialmente quanto rilevato dal dottor Marco Ballardini a seguito dell’autopsia: nella relazione, il medico legale ha spiegato che la vittima non aveva fatto in tempo a difendersi. L’aggressione, secondo Cattaneo, non è durata più di 20 minuti: “Nei primi momenti dell'aggressione, anche alla presenza di lesioni facciali e al cuoio capelluto ingenti e sanguinanti, Chiara era molto probabilmente nelle piene capacità di reagire. La durata dell'aggressione, dal suo inizio alla morte di Chiara, molto probabilmente è da ritenersi tra i 15 e i 20 minuti massimo”.
Un range che potrebbe essere anche compatibile, anche se stretto, nel suo margine basso con i tempi che secondo la sentenza di condanna sarebbero serviti ad Alberto Stasi per uccidere la fidanzata nei 23 minuti necessari per compiere il delitto e rientrare a casa. Secondo Cattaneo, l’omicidio è stato compiuto all’interno dell’ampia finestra che va dalle 7 alle 12.30: ma questa è la finestra scientifica. Gli elementi di indagine permettono una centratura dell’omicidio in una finestra molto più stretta, tra le 10 e mezzogiorno.

