C'era una volta un re molto triste. A corte c'era invece un giullare che circolava sempre con un grande sorriso sul volto. Lo consolava ma allo stesso tempo lo faceva arrabbiare perché era molto invidioso di lui. Ripeteva: «Voglio il segreto della felicità del giullare!». Un giorno un arguto consigliere gli disse: «Maestà, facciamogli la prova del 99». Incuriosito dall'idea, acconsentì. Seguendo le indicazioni del fidato collaboratore, il re donò al giullare una borsa con 99 monete d'oro, accompagnandola con un messaggio: «Questo tesoro è per ringraziarti dei sorrisi che regali. Goditelo!». Il giullare non aveva mai visto tanto denaro insieme e per di più ora era tutto suo. Eccitatissimo cominciò a contare: 1, 2, 3 10, 20, 40... 80, 90... 99! Impossibile! Le ricontò. 99. Le ricontò ancora. 99. Come l'ho persa? E se fosse stato il re che mi ha preso in giro? Perché non 100? Cosa ho fatto di male? Anzi, qualcuno me l'ha rubata! Ma chi? E come ci è riuscito? Oppure tra i segretari del re c'è chi se l'è presa pensando che fossi così stordito da non accorgermi...» Con questi pensieri cupi la faccia del giullare non era più la stessa. Per lui tutto era opaco. Tutti erano sospettati. Il giullare si era ammalato del virus logorante del 99. Non passò molto tempo che il re lo licenziò: non era piacevole avere un giullare sempre di cattivo umore.
La prova del 99 potrebbe essere considerata la combinazione della porta del confessionale per entrare nella propria interiorità: spesso roviniamo tutto, inquiniamo tutto, sprechiamo tutto solo perché non ci rendiamo conto che nella vita il numero 100 non è più vero del 99. Il 99 aveva tutta la sua dignità piena tanto quanto il 100, tanto quanto il 49, tanto quanto il 19, tanto quanto il 9. Quante cose cambierebbero se pensassimo a godere dei nostri 99. L'1 che non c'è apre due possibilità: può logorare oppure può far apprezzare quello che si è, che si ha e che si fa. A pensarci bene, non serve un saggio consigliere del re che esce da una favola per imparare questa logica, basta un giochino nelle tasche della quotidianità più banale e solita. Quando ero bambino avevo «il gioco del 15». Penso che molti abbiano lo stesso ricordo. Un quadrato con 15 numeri da mettere in fila, dove una casella era mancante. Proprio quella però era la più importante perché era quel vuoto a permettere di mettere in ordine gli elementi. Senza quello spazio libero tutto sarebbe stato bloccato e immobile sia nell'ordine che nel disordine, senza alcuna possibilità di modifica. Quella casellina mancante dava invece la scelta di mettere in fila i numeri o di mischiarli, producendo disordine, per poter poi ricominciare a giocare.
Nella «prova del 99» del consigliere del re o nel «gioco del 15» di un bambino qualunque c'è la stessa verità: il vuoto interpella su ciò che c'è. La mancanza fa aprire gli occhi su quanto non ci si accorge di avere. L'assenza è doppia presenza, si dice. Sono partito dall'immagine del 99 perché questo è l'articolo numero 99 della mia rubrica Il confessionale iniziata il 30 giugno 2024. Qui mi fermo, proprio perché - per stare nell'immagine iniziale - voglio superare a testa alta «la prova del 99» e non cadere nell'auto-umiliazione
del giullare, quella cioè di trovarmi chissà per quale motivo a logorarmi per ciò che manca, o che non c'è mai stato, o chissà chi lo doveva dare o di chi è colpa. Da questi 99 articoli io sono stato arricchito perché mi hanno spinto ogni settimana a riflettere e a cercare questioni e temi per stuzzicare pensieri e domande.
Questa rubrica nacque da una inaspettata proposta del direttore Vittorio Feltri a cui va il mio primo grazie per avermi dato questa possibilità preziosa. Un secondo grazie va al direttore Cerno - e Sallusti prima - per aver ospitato le parole da me offerte ogni settimana. Un terzo grazie va ai lettori che hanno voluto concedermi benevolmente la loro attenzione. Tra questi c'è chi mi ha scritto condividendo ulteriori approfondimenti propri, ma anche criticando o esplicitando punti di vista diversi. Ogni confronto è crescita. Sicuramente avrei potuto fare di più e la rubrica avrebbe potuto avere aspetti ulteriori, ma anche questo risponde a quanto insegna la regola del 99: non vale la pena guardare ciò che è mancato, ma essenziale è la soddisfazione per quello che c'è stato. Io ho mantenuto l'impegno preso con questi 99 articoli. Spero di essere riuscito a trasmettere qualcosa a qualcuno e magari, a volte, come un giullare delle parole, di aver donato un sorriso sulle labbra ma ancor più nell'anima e nel cuore.

