I prossimi mesi saranno particolarmente difficili per chi ha ancora pendenze nei confronti del Fisco: nei giorni scorsi, infatti, l'Agenzia delle Entrate-Riscossione ha dato avvio a una intensa campagna di pignoramenti che punta a incassare i crediti spettanti attraverso il recupero coattivo direttamente nei conti correnti dei debitori.
Si tratta della messa in atto di un piano operativo da tempo annunciato per il 2026, che ha il chiaro obiettivo di incrementare l'attività d'invio di atti esecutivi per ottimizzare l'efficacia dell'attività di riscossione, con focus sui contribuenti italiani che si trovano in posizioni debitorie particolarmente pesanti. Il programma strategico dell'AdE-R per il 2026 prevede l'emissione su vasta scala di questi provvedimenti esecutivi, nella misura di 100-120mila entro la fine dell'anno.
Il fulcro delle procedure di esecuzione forzata consiste nel blocco dei conti correnti bancari. Quando riceve la notifica, la banca deve trattenere i fondi presenti sul conto del debitore, vincolandoli. Successivamente, ha l'obbligo di trasferire queste somme all'ente creditore entro 60 giorni, rispettando i tetti massimi stabiliti dalle normative vigenti. Questo meccanismo si caratterizza per una notevole velocità di esecuzione: l'iter non richiede infatti il via libera preventivo da parte di un tribunale, determinando il congelamento istantaneo delle somme. Di conseguenza, si registra una forte e immediata ripercussione sulle finanze del contribuente coinvolto, il quale rischia di perdere da un giorno all'altro l'accesso ai propri risparmi.
Come anticipato, l'obiettivo sono i grandi debitori e, stando a quanto riferito da Italia Oggi, l'attività di recupero coattivo, all'incirca la metà degli atti che saranno inviati dal Fisco, è concentrata in Lombardia, Lazio e Campania.
Nel momento in cui il debitore riceve una notifica di pignoramento, ha solo due modi di agire. Il primo è quello di saldare l'intero debito in un'unica soluzione, determinando la chiusura immediata del procedimento giudiziario, il secondo di avanzare una richiesta di piano di ammortamento a rate, ma solo se si possiedono i requisiti necessari. L'accoglimento dell'istanza di rateizzazione è connesso al volume della cifra dovuta e alla prova incontrovertibile di una condizione di crisi economico-finanziaria. La prassi è più snella e agevole per le somme minori, mentre quando l'esposizione debitoria supera la soglia critica dei 120mila euro, l'iter si fa più complesso: il richiedente deve presentare una documentazione molto dettagliata e sottoporsi a verifiche decisamente più stringenti da parte del Fisco, secondo quanto stabilito dal Decreto del 27 dicembre 2024 del Ministero dell'Economia e delle Finanze, pubblicato in Gazzetta Ufficiale n.305.

