Trump nel mirino: dieci anni di attentati, complotti e allarmi

Scritto il 24/05/2026
da Francesca Salvatore

Dai primi tentativi durante la campagna del 2016 ai colpi sparati in Pennsylvania, fino ai recenti casi del golf club in Florida e del gala dei corrispondenti della Casa Bianca: la sicurezza attorno a Donald Trump è diventata una questione centrale della politica americana

Una scena che ha fatto il giro del mondo, quella del luglio 2024: Donald Trump che si porta la mano all’orecchio insanguinato durante un comizio in Pennsylvania, circondato dagli agenti del Secret Service mentre alza il pugno davanti alla folla. Ma quell’attacco non è stato un episodio isolato. Negli ultimi dieci anni il presidente americano è finito più volte nel mirino di attentatori, aspiranti killer, fanatici politici e uomini armati intercettati a pochi metri da lui.

Alcuni episodi si sono fermati allo stadio del progetto criminale, altri hanno prodotto vere e proprie incriminazioni federali per tentato assassinio. In diversi casi gli investigatori hanno parlato di soggetti radicalizzati, ossessionati dalla figura di Trump o convinti di dover fermare la sua ascesa politica. La successione degli eventi ha contribuito a trasformare la protezione del presidente in uno dei dossier più delicati della sicurezza interna americana.

Dal 2016 alle lettere avvelenate: i primi allarmi attorno a Trump

Il primo episodio che le autorità americane considerarono un vero tentativo di attentato risale al giugno 2016, quando Trump era ancora un semplice candidato repubblicano alla Casa Bianca. Durante un comizio a Las Vegas, Michael Steven Sandford, un giovane cittadino britannico di 20 anni, cerca di strappare la pistola a un agente di polizia vicino al palco. Fermato immediatamente, raccontò agli investigatori di essere arrivato negli Stati Uniti con l’intenzione di uccidere Trump perché convinto che rappresentasse un pericolo per il Paese. Gli atti giudiziari mostrarono un piano rudimentale ma concreto: Sandford aveva frequentato un poligono di tiro nei giorni precedenti e aveva studiato gli spostamenti del candidato. Fu successivamente condannato dalla giustizia federale.

Con l’ingresso di Trump alla Casa Bianca, il livello delle minacce aumenta ulteriormente. Nel 2018 le autorità federali arrestano William Clyde Allen III, accusato di aver inviato lettere contenenti ricina indirizzate al presidente e ad altri funzionari dell’amministrazione. Due anni dopo, nel pieno della campagna elettorale del 2020, un altro caso simile fa scattare l’allarme nei servizi di sicurezza: la cittadina franco-canadese Pascale Ferrier spedisce una busta con ricina destinata direttamente alla Casa Bianca. Il plico viene intercettato in un centro di smistamento postale governativo prima di raggiungere Trump. Secondo i procuratori, Ferrier aveva anche acquistato armi e progettato di entrare negli Stati Uniti per “portare a termine” personalmente il suo piano. Nel 2023 è stata condannata a quasi 22 anni di carcere.

Butler 2024, il giorno che cambiò la campagna elettorale

Il 13 luglio 2024 segna uno spartiacque nella storia politica americana recente. Durante un comizio a Butler, in Pennsylvania, Thomas Matthew Crooks riesce a posizionarsi sul tetto di un edificio poco distante dal palco e apre il fuoco contro Trump con un fucile semiautomatico. Uno dei proiettili colpisce di striscio l’orecchio del tycoon: un sostenitore presente tra il pubblico muore e altre due persone restano gravemente ferite. Crooks viene ucciso dai cecchini del Secret Service pochi secondi dopo aver sparato, ma il caso apre una gigantesca polemica sulle falle della sicurezza.

Le successive indagini parlamentari stabilirono che gli agenti avevano ricevuto segnalazioni sulla presenza sospetta del giovane prima dell’attacco e che alcune aree attorno al comizio non erano state adeguatamente controllate. Una commissione bipartisan del Congresso definì l’attentato “prevenibile”, mentre il Secret Service sospese diversi agenti coinvolti nell’organizzazione dell’evento.

L’effetto politico fu enorme. L’attacco trasformò Trump in una figura percepita dai suoi sostenitori come sopravvissuta a un tentativo di eliminazione politica. Da quel momento la sicurezza attorno al tycoon venne ulteriormente militarizzata, con protocolli più rigidi, percorsi modificati e protezione rafforzata.

Il golf club, cena dei corrispondenti e i nuovi allarmi

Pochi mesi dopo Butler, il 15 settembre 2024, un nuovo episodio riporta Trump al centro di un’emergenza sicurezza. Ryan Wesley Routh viene arrestato nei pressi del Trump International Golf Club di West Palm Beach, in Florida, mentre il candidato repubblicano sta giocando. Gli agenti individuano un uomo armato nascosto vicino al perimetro del campo, con equipaggiamento tattico e un’arma da fuoco pronta all’uso. Secondo l’accusa, Routh aveva monitorato gli spostamenti di Trump e pianificato l’attacco con anticipo. Nel 2026 è stato condannato all’ergastolo più ulteriori anni di pena per tentato assassinio e reati federali collegati.

Lo scorso aprile, infine, un nuovo episodio ha riacceso il dibattito sulla vulnerabilità della presidenza americana. Durante la tradizionale cena dei corrispondenti della Casa Bianca al Washington Hilton, Cole Tomas Allen apre il fuoco nelle vicinanze del perimetro di sicurezza. I procuratori federali sostengono che l’uomo fosse armato e intenzionato a colpire il presidente e altri alti funzionari presenti all’evento.