Le immagini dell’arrivo della Flotilla all’aeroporto di Bilbao hanno fatto il giro del mondo. La polizia che carica e ferma gli attivisti sbarcati dal volo turco dopo il rilascio da parte di Israele hanno scatenato molte polemiche e domande e aperto un’ampia discussione in Patria, soprattutto nei Paesi Baschi, dove il governo è stato costretto a fare le proprie scuse, ammettendo errori nella gestione dell'ordine pubblico. L'assessore alla Sicurezza, Bingen Zupiria ha annunciato un'indagine interna alla polizia basca per chiarire le responsabilità degli agenti e dei manifestanti coinvolti: “Deploro l'accaduto. Assumo in prima persona la responsabilità per una situazione che non avrebbe dovuto verificarsi”.
Zupiria si è quindi assunto anche la responsabilità di “indagare se l'azione degli agenti della Ertzaintza intervenuti sia stata adeguata alla normativa vigente”. La dinamica di quanto accaduto nel principale aeroporto dei Paesi Baschi è ancora in via di definizione ma in base alle ricostruzioni finora effettuate pare che decine di manifestanti pro-Palestinesi si siano presentati agli arrivi per attendere gli attivisti della Flotilla. La tensione è esplosa quando i sei membri della Flotilla sono giunti nel terminal e alcune delle persone che li attendevano hanno provato a raggiungerli superando la linea di sicurezza. Gli agenti hanno provato a gestire le tensioni e ci sono stati spintoni, proteste e, infine, le cariche degli agenti. Il bilancio è stato di 4 arresti, due attivisti e due manifestanti, e due agenti medicati per le contusioni riportate. Zupiria ha riconosciuto che la polizia basca “non è riuscita né a garantire il saluto degli attivisti né il normale funzionamento del terminal”, ma ha parlato anche di possibili “provocazioni” di alcuni dei presenti.
La Flotilla, al contrario, parla di azione della polizia “improvvisa e impattante per la violenza”, che ha trasformato “quello che doveva essere un momento di sollievo, dopo la detenzione, in una scena di cariche e colpi di manganelli” nel terminal. Gli attivisti della Flotilla denunciano che “la violenta aggressione" non è un caso isolato ma “è la dimostrazione della repressione globale interconnessa”. Per cui esigono “l'apertura immediata di indagine internazionale indipendente”.
Nel frattempo in Israele si discute ancora del caso delle violenze sugli attivisti a bordo delle navi e poi mentre venivano trasportati a terra. L’Idf si tira fuori da quelle polemiche: “Respingiamo le accuse di abusi da parte dei soldati durante le operazioni che avevano lo scopo di proteggere il legittimo blocco navale”. Lo ha detto all'Ansa l'unità del portavoce dell'Idf, spiegando che al porto di Ashdod gli attivisti erano sorvegliati dal personale del Servizio Penitenziario e dalla polizia. “Gli ordini delle Idf prevedono un trattamento rispettoso e appropriato per i membri delle flottiglie a bordo delle imbarcazioni intercettate, esistono procedure chiare e consolidate. Non siamo a conoscenza di episodi specifici di violazione di tali procedure vincolanti all'interno delle Idf. Qualsiasi denuncia concreta sarà esaminata a fondo”, hanno aggiunto.

