Non si riuniscono perché vogliono evitare di separarsi prima ancora del voto. Il comandamento degli azionisti del campo largo è uno soltanto: restare compatti fino all'apertura dei seggi ma niente tavoli di confronto. Tradotto, anche se ci sono delle differenze sostanziali di linea sul programma, gli attori dell'opposizione non intendono cascare nella trappola delle precedenti politiche quando iniziarono a dialogare sul programma e finì come è noto alle cronache.
Ragion per cui tutti i vertici fra alleati sono stati procrastinati a chissà quando. E così sulla legge elettorale meglio decidere di non decidere. L'appello di Dario Franceschini di presentare emendamenti per modificare la riforma del centrodestra - che prevede un proporzionale con premio di maggioranza - è stato rimandato al mittente. La linea che è passata ruota attorno a questa posizione: nessuna controproposta, anche perché il centrodestra ha già scritto il nuovo di sistema di voto senza coinvolgere il fronte progressista, al più si può dialogare in commissione Affari costituzionali o fare un po' di sano ostruzionismo.
Eppure dietro questa chiusura formale si cela dell'altro. Come dimostrano le parole del senatore Pd di rito riformista, Filippo Sensi: "Il rischio è di una coalizione a ripetere. Siccome su alcuni temi ci sono evidenti differenze meglio non muoversi troppo perché sappiamo che questo può provocare più di qualche problema".
La legge elettorale è una sorta di tabù in aria centrosinistra. Nonostante ci sarebbe chi come i professori riformisti - Francesco Clementi, Stefano Ceccanti, Luciano Fasano e Roberto D'Alimonte - professa la via del dialogo, sostiene sia corretto abbassare il primo attorno al 55% aggiungendo che bisogna evitare la doppia lista bloccata e sostituirla con gli uninominali proporzionali.
Insomma, le proposte ci sarebbero ma guai a lanciarle perché qualcuno degli alleati potrebbe storcere il naso. È noto, ad esempio, a tutti in Parlamento che sulle preferenze ci siano visioni differenti all'interno del campo largo e dentro lo stesso Pd. Come potrebbero presentarsi idee diverse sulla soglia di accesso per avere il premio di maggioranza.
Tutto questo vale anche per la politica estera. A metà aprile Elly Schlein, ad esempio, aveva lanciato una grande manifestazione contro la guerra e per la pace. Eppure da qualche settimane l'idea schleniana è sparita dai radar del campo largo. Non se ne parla più e ancora: diversi dirigenti nel Pd ritengono che non si farà più. Su queste note Elly va avanti per la sua strada, Conte è ripartito con la campagna città per città e i gemelli di Avs - Bonelli e Fratoianni - tengono fede alla linea più radicale. Ci sarebbe anche Matteo Renzi. Ma Chiara Appendino del M5S non ne vuole sapere: "Non dimentico come Renzi, in combutta con i poteri forti, abbia fatto cadere il secondo governo Conte". Ed è il motivo per cui il tavolo del centrosinistra non sarà mai convocato. Insomma, meglio fingere che non faccia parte della coalizione. E far passare anche le amministrative di oggi e domani: urne aperte in 749 comuni in tutto, 18 capoluoghi al voto - fra gli altri Venezia, Reggio Calabria e Messina - per quello che viene definito l'ultimo test prima delle politiche del 2027. Un turno che vedrà coinvolti 6,6 milioni di italiani e che rappresenta il primo banco di prova dopo il referendum sulla giustizia dello scorso marzo sia per la tenuta del centrodestra sia per il laboratorio campo largo.

