Attraversa l’Oceano Atlantico con una barca a remi in 37 giorni

Scritto il 19/07/2026
da Paolo Lazzari

Lorenzo Barone, 28 anni, ha toccato terra lo scorso gennaio dopo 4.557 chilometri: da solo, a bordo di un guscio giallo di compensato marino, ha portato a termine l’enorme traversata

Una distesa d’acqua salata che si estende a perdita d’occhio, senza che nessun altro la solchi. Di quando in quando, sfila via soltanto la sagoma lucida di un qualche mercantile. Attorno, soltanto flutti infiniti e indecifrabili. Ma non c’è spazio per lamentazioni di sorta quando questo destino qui te lo sei scelto. Lorenzo Barone lo sa bene. È la notte tra il 24 e il 25 gennaio 2026 quando tocca terra a Kourou, in Guyana Francese, chiudendo un viaggio improbo. Ha appena finito di attraversare l’oceano Atlantico a remi, dopo essere salpato dalle coste della Mauritania. Trentasette giorni, sette ore, quarantotto minuti. Quattromilacinquecentocinquantasette chilometri di acqua salata, remati uno dopo l'altro, senza vela, senza motore, senza nessun altro a bordo.Soltanto le sue braccia e la sua capacità di affidarsi alle correnti, contro l’irruenza di un gigante.

Ventotto anni, originario di San Gemini, provincia di Terni, e alle spalle già oltre centomila chilometri percorsi in giro per il mondo, in più di sessanta Paesi, spesso in zone ostili sul piano climatico e politico. Un curriculum da esploratore vero — Sahara, Siberia, il tracciato più lungo del mondo tra Sudafrica e Russia — anche se il mare, fino a un anno fa, gli era rimasto sostanzialmente estraneo: la sua unica esperienza in acqua erano state due giornate nel Mediterraneo.Link esterno

Su quella lacuna ha costruito, remata dopo remata, la sua preparazione: dodici mesi di allenamento fisico, studio delle correnti, pianificazione minuziosa di una rotta affidata solo ai venti che spingono da est verso ovest. La barca che lo ha portato dall'altra parte dell'oceano è un guscio giallo acceso, lungo pochi metri, costruito in compensato marino per resistere alle sollecitazioni del mare aperto: due piccole cabine stagne alle estremità, un riflettore radar per segnalare la propria posizione alle navi cargo, e pannelli solari a fornire l'unica energia disponibile a bordo. Nessuna vela, nessun motore, nessun pilota automatico, nessuna connessione internet: solo due remi, la spinta delle braccia, e un geolocalizzatore satellitare a tenerlo agganciato al mondo.

Il progetto si chiama "Dust – La via della Sabbia" e documenta il percorso naturale delle polveri sahariane che attraversano l'Atlantico per nutrire l'Amazzonia, un filo invisibile che lega deserto e foresta e che Barone decide di ripercorrere con il proprio corpo prima ancora che con la scienza. Durante il viaggio raccoglie campioni di sedimenti in Amazzonia da confrontare con le polveri prelevate mesi prima nella depressione del Bodelè, in Ciad.Link esterno

L'oceano, però, non concede sconti a nessuno, nemmeno a chi lo ha studiato per un anno intero. Una notte la barca si ribalta di centottanta gradi nel buio più totale, imbarca acqua; un pannello solare si rompe; il dissalatore elettrico comincia a perdere e Barone è costretto a passare a quello manuale, pompando a mano l'acqua che lo tiene in vita. Affronta due tempeste tropicali senza potersi nascondere, onde che oscillano tra il metro scarso e i quattro metri e mezzo di picco, la nausea che lo accompagna per tre settimane intere. Trentaquattro giorni consecutivi senza incrociare un volto umano, salvo l'apparizione improvvisa e indifferente di una nave cargo all'orizzonte. Poi, vicino alle coste sudamericane, le correnti lo fanno danzare per centinaia di chilometri fuori rotta, e a soli quindici chilometri dall'approdo, tra fondali bassissimi e maree ingannevoli, rischia il naufragio sugli scogli: la barca può ancora spezzarsi a un passo dal traguardo.

Barone racconta così il momento dello sbarco: l'acqua dell'oceano è passata sotto e sopra di lui e della piccola imbarcazione, dalla prima all'ultima goccia. Un'immagine che vale più di mille bollettini tecnici, pronunciata da un uomo che il mare, ormai, lo conosce nell'unico modo che conta: nella profondità della carne.Link esterno

Quando tocca terra, davanti a lui si estendono le coste del Suriname, Guyana. Da lì comincerà una nuova impresa: il Rio Branco e il Rio Negro in canoa, l'Amazzonia da attraversare fino alle Ande. La sabbia del Sahara, ancora una volta, indica la strada.