Il caso Roggero fa ancora discutere. Due temi principali: la grazia e la pena ritenuta sproporzionata. Soprattutto la seconda, che trova d’accordo la maggior parte degli italiani. La premier Giorgia Meloni finora non si era esposta direttamente ma l’ha fatto in un dialogo col Corriere della sera, dove ha sottolineato che ci sarebbe voluta “maggiore considerazione”, non solo per il caso singolo. Infatti, questo è il senso del discorso di Meloni, nella situazione di Mario Roggero si trovano ogni anno tante, troppe persone, e in molti di questi casi “si possono ravvisare quelle che sia nella procedura di alcune grazie, sia nelle assoluzioni di tanta giurisprudenza, vengono chiamate come dinamiche dettate da disperazione delle vittime, di stress da esasperazione e dolore”.
La premier, insomma, suggerisce che si sarebbe dovuto guardare anche al background del gioielliere, che appena 6 anni prima dei tragici eventi del 28 aprile 2021, subì un’altra rapina. Era il 2015, Roggero e la moglie vennero picchiati, lui venne chiuso in uno stanzino e questo non può essere irrilevante, secondo Meloni: “Chi è in grado di giudicare il dolore, il trauma, lo stress e la paura di quest’uomo? E a tutti coloro che lo fanno senza il beneficio del dubbio, dico con serenità che sbagliano, perché tutti dovrebbero farsi qualche domanda in più”. Ma non solo, perché il presidente del Consiglio si pone un dubbio che in pochi finora hanno esternato: “Ma siamo sicuri che in quel momento fosse capace di intendere? Siamo sicuri che esista un modo per misurare con l’orologio o con il codice in mano quando una minaccia è cessata o meno, quantomeno per un uomo simile, che si è visto a un passo dalla morte, sua e dei suoi familiari, per ben due volte?”. Roggero ha sbagliato, ma basta entrare in un bar per raccogliere i commenti degli italiani, i quali sostengono per la maggior parte che avrebbero agito come lui, senza distinzione di colore politico. Appena pochi minuti prima, infatti, degli uomini erano entrati nella sua gioielleria, quindi in casa sua, pistole in mano, puntandole contro la moglie e la figlia presenti in quel momento.
“Se si subisce un’aggressione, il nostro cervello e il nostro fisico entrano in modalità ‘combattimento’, esiste un'ampia letteratura a riguardo che spiega come l’adrenalina modifica tutti i sensi, il corpo, la percezione. Accade perfino a professionisti che nella vita si occupano di sicurezza, figuriamoci a un comune cittadino”, ha ragionato Meloni, la quale ha sottolineato che, nonostante tutto, a Roggero “viene contestato di non aver avuto il sangue freddo in un contesto di alto pericolo e stress, picchi emotivi che raramente si riescono a controllare perfino in reparti addestrati di tanti settori”. Ed è su questi ragionamenti che la premier basa quello che è il pilastro della maggior parte delle discussioni su Roggero, ossia la proporzionalità della pena, perché “non si possono dare 8 anni a dei pedofili o meno di 10 anni a casi di stupri di gruppo e poi condannare a morire in carcere questo gioielliere, c’è un problema di proporzionalità delle pene”. Ed è partendo da questo che Meloni rivendica l’azione del ministro Carlo Nordio: “Gli ho detto io di andare avanti, bisogna chiamare le cose con il loro nome, una cosa è il potere di concedere la grazia e nessuno ha mai messo in dubbio che questa prerogativa appartenga esclusivamente al Quirinale, ma ciò non vieta al Guardasigilli di istruire il procedimento”.

