La presenza di Cubarsì (dopo Bergomi, il secondo più giovane difensore a disputare la finale di un Mondiale) induce a pensare a una Spagna più fresca e a un’Argentina più esperta, davanti ai rispettivi portieri. E l’aritmetica lo conferma: 26 anni contro 29, però è chiaro che sono i 19 del centrale del Barcellona a scavare la differenza. Nei fatti, Laporte e Cucurella sono veterani da mille battaglie e anche Pedro Porro (già due gol in questo Mondiale) è da anni protagonista in Premier League.
Certo, Scaloni può schierare 4 campioni del mondo in carica, ma la loro esperienza non è bastata a impedire che l’Argentina subisse sempre gol nelle precedenti sfide a eliminazione diretta (8 in 4 partite, più 1, addirittura dalla Giordania nel girone).
Non così la Spagna, 1 solo gol incassato nelle precedenti 7 partite. Molto potrà l’arbitro, perché l’Argentina tutta, e ai suoi difensori in particolare, gioca un calcio rude, pieno di spigoli, come ha visto l’Inghilterra in semifinale. Per De la Fuente, forse, il vantaggio di conoscere bene Julian Alvarez, una stella di casa, se stasera non giocasse nell’Albiceleste.

